Storytelling, video racconti, web series secondo Freytag

G. Freytag, è vissuto nel IXX secolo. Dopo aver studiato la struttura drammaturgica delle opere di Shakespeare e di quelle dagli autori Classici individua un forma narrativa tipica. Presentata nel 1863 all’interno dell’opera “Die Technik des Dramas”.
Identifica un modello piramidale, denominato Arco Drammatico, Triangolo o Piramide di Freytag, che presenta 5 step narrativi utili per ogni tipo di storytelling:
1. esposizione
2. azione crescente
3. Climax
4. azione discendente
5. scioglimento.

Questa struttura risulta applicabile in svariati contesti, che vanno dalla letteratura, al cinema, al teatro, alle produzioni di video aziendali, alle storie per i social, al marketing video. È evidente che la tecnologia consente l’inserimento di effetti particolari, tra cui cambi di scena o flashback.

Non si deve mai abusare di questi elementi come ben si specifica in questo articolo sullo storytelling nel settore aziendale : qui si  trovano evidenziati più i rischi che i vantaggi del racconto e della narrazione in ambito B2B

È un dato di fatto che i vari step non siano palesemente riconoscibili. Infatti la Piramide di Freytag è presente in ogni tipo di narrazione ma difficilmente la si riconosce se non all’interno dei lungometraggi.

Esposizione

L’esposizione, il racconto , lo  storytelling è il momento in cui avvengono le presentazioni di tutti i personaggi (il protagonista, i personaggi principali e secondari) e vengono poste le premesse e si assiste alla contestualizzazione geografica, culturale e temporale della storia narrata. Se dovessero essere tralasciate delle informazioni il pubblico potrebbe essere confuso non disponendo di tutti i dettagli necessari a dare senso all’intera narrazione.
Una particolarissima esposizione a visione unica è inserita nel film “La finestra sul cortile” di A. Hitchcock. In questo lungometraggio l’apertura include una panoramica dell’ambientazione che parte dall’interno dell’appartamento per proseguire, attraverso la finestra, nel cortile e all’interno degli appartamenti visibili dalla finestra. In pochi attimi e senza che venga pronunciata nemmeno una parola, il regista ha presentato il protagonista e i personaggi secondari. Un esempio di esposizione diametralmente opposta a questa, la troviamo nell’opera “Forrest Gump”. Infatti in questo film l’esposizione è affidata alla voce narrante fuori scena del protagonista.

Azione crescente

La seconda fondamentale parte della Piramide di Freytag contempla lo sviluppo dell’azione in ascesa. Che vede la presentazione di eventi tra loro correlati che creano tensione e conducono all’apice della sceneggiatura. Ad esempio, in “Stand by Me”, i quattro protagonisti percorrono la strada che li conduce al ritrovamento del cadavere raccontando episodi e leggende che infittiscono il mistero. Proseguendo lungo i binari del treno vengono presentati nuovi dettagli e particolari che fanno crescere la suspance, fino al ritrovamento del corpo.

Climax o culmine

Lo suggerisce anche il nome. Si tratta del culmine dell’azione e rappresenta una vera e propria svolta, una sorta di momento in cui ogni verità viene svelata. Anche in “Titanic” (1997) il culmine è presente, però a causa dell’utilizzo dei tanti flashback, la sua identificazione è difficile. Riprendendo “La finestra sul cortile” riconosciamo il climax molto vicino alla conclusione. In questo modo viene lasciato pochissimo spazio per le fasi successive. Infatti, nonostante la più totale libertà lasciata alla narrazione esiste un unico vincolo e riguarda la consequenzialità degli step di Freytag.

Falling Action o azione in caduta

Con la caduta della azione viene risolto il conflitto o il mistero. Normalmente vengono inseriti almeno due momenti pensati per disorientare lo spettatore, che viene portato a dubitare delle sue certezze rispetto all’esito della storia. Per esemplificare, è consigliabile inserire un colpo di scena che smentisca ciò che fino a quel momento è stato narrato. Tipicamente nei film romantici questo step è rappresentato dalla fase successiva allo svelamento dei segreti, nella quale dopo l’allontanamento scoprono nuove verità e avviene un ripensamento.

Quinto atto: il finale

Noto come ‘Dénouement’, dal francese “slegare”, è la fase di chiusura della storia. Nel film “Forrest Gump”, lo spettatore si aspetta un buon esito della relazione tra il protagonista e la sua unica compagna, la cui morte mette in dubbio l’esito positivo della storia ma la scena conclusiva del figlio che prende il pulmino in autonomia scioglie ogni dubbio e chiude il cerchio, rimodulando l’esito. Nonostante possa apparire come esito negativo questo è un esempio di lieto fine.
Questo esempio solo per spiegare che a volte la definizione di lieto fine non è esattamente come ce la si aspetta nel corso della narrazione.

La piramide di Freytag è una formula classica

Le rappresentazioni teatrali e le video produzioni sono estremamente differenti. Infatti i video offrono la grande opportunità di aggiungere nuovi elementi narrativi. Il flashback istantaneo, che permette di passare dal presente all’infanzia è facilmente inseribile in fase di editing. Questo è molto complesso nelle rappresentazioni teatrali.
Il ricorso alle riprese a sfondo green permettono di effettuare dei cambi di ambientazione e di inserire personaggi irreali. Nel film “Jumanji” la casa dei protagonisti viene trasformata in un attimo in una giungla piena di liane. Questi strumenti offrono una strategia per adattare la Piramide di Freytag a diverse strutture narrative decisamente meno rigide.
Sia nei film di Hollywood che nelle produzioni finalizzate alle pubblicazioni attraverso i social, la formula che rende la storia interessante è la medesima. C’è solo un modo di verificare l’efficacia di questo modello ed è sperimentare personalmente.

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